Pensione di vecchiaia: requisiti Inpdap e Inps

pensioni inpdapVolete andare in pensione? Ecco al momento quali sono i requisiti e le modalità di calcolo da adottare per sapere l’importo del proprio futuro assegno pensionistico.

Tra gli obbiettivi dell’Inps, e anche del Governo, c’è quello di creare una maggiore consapevolezza previdenziale in Italia. Con le ultime riforme molti italiani avevano visto avvicinarsi la possibilità di raggiungere prima la pensione di vecchiaia, tra questi anche i lavoratori precoci e gli esodati.

Pare però, purtroppo, che si trattasse solo di un miraggio. Esponenti del Governo Renzi hanno smentito le voci che circolavano e hanno precisato che il debito pubblico italiano è tale da rendere difficoltosa una maggiore flessibilità nei requisiti richiesti per il pensionamento anticipato.

Ci sono però alcuni possibili spiragli. Tito Boeri avrebbe in cantiere un nuovo piano, che dovrebbe venir presentato a breve, si ipotizza all’inizio dell’estate. La quota 100 potrebbe essere la soluzione, si tratta di un provvedimento che darebbe la possibilità ai lavoratori di andare in pensione a 62 anni, se hanno maturato 35 anni di contributi.

Al momento i requisiti per la pensione di vecchiaia rimangono quelli stabiliti dalla discussa riforma Fornero, si tratterebbe quindi di una gradita novità.

Oggi, con un’età contributiva di 20 anni è possibile andare in pensione a 66 anni e 3 mesi per i lavoratori autonomi e le lavoratrici del settore pubblico. A 63 anni e 9 mesi per le lavoratrici del settore privato. A 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome.

A 62 anni (o anche meno), per i lavoratori che hanno 42 anni e 6 mesi di contributi e le lavoratrici che hanno 41 anni e 6 mesi di contributi.

Per chi, prima di andarsene in pensione, volesse provare a calcolare l’ammontare del proprio assegno mensile, le cose si complicano, in quando il calcolo potrebbe essere in parte contributivo e in parte retributivo.

Per il contributivo vanno considerate la somma delle retribuzioni annue del lavoratore, e il 33% dei contributi versati, mentre per il calcolo retributivo c’è da considerare la retribuzione complessiva dell’intera vita lavorativa. Va poi fatta una media, basando la rivalutazione sui dati Istat.


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