Pensioni: i costi della flessibilità in uscita

costi della flessibilità in uscitaSi sta discutendo sulla sempre annosa questione della riforma del nostro sistema pensionistico. A tenere banco è quello che ormai è quasi un mantra: la “flessibilità”. In questo caso naturalmente si tratta di quella in uscita dal mondo del lavoro, ovvero la possibilità di poter scegliere se andarsene in pensione prima dei 66 anni attualmente previsti.

L’idea sarebbe quella di poter anticipare la pensione a 62 anni, accettando una riduzione dell’assegno mensile del 2% per ogni anno di lavoro “saltato”.

Se quest’idea venisse attuata però avrebbe un costo non indifferente per le casse dello Stato, che si stima potrebbe arrivare fino a 8,5 miliardi di euro, se tutti i 62enni decidessero di andare in pensione (scenario improbabile, ma è bene essere previdenti).

La stima arriva direttamente dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha fatto il punto anche sui costi di altre proposte. Il sistema della cosiddetta “quota 100”, ad esempio, potrebbe arrivare a costare, nel 2019, fino a 10,6 miliardi di euro. Per “Opzione donna” invece, che prevede il pensionamento a 57 anni di età e 35 di contributi, per le donne, non è del tutto chiaro per ora l’impatto sul piano economico.

L’Inps, come noto non naviga certo nell’oro, è importante quindi riflettere sui costi delle diverse proposte, prima di imbarcarsi in progetti privi della necessaria copertura.


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